Massimiliano Bisazza su Francesco Zavattari


Testo critico per la mostra personale di Francesco Zavattari a cura di Massimiliano Bisazza

“Universo instabile”
11/24 giugno 2014 - Statuto13 - Brera, Milano

“L’opera d’arte può avere un effetto morale, ma richiedere ad un artista uno scopo morale significa fargli rovinare il suo lavoro”.
(Johann Wolfgang Göethe)

I dipinti di Francesco Zavattari sono un incontro di luci che nascono dal connubio esistente tra l’arte e il design, entrambi presenti nella sua vita come punti focali nella sua creatività.

Le linee sono infantili a livello segnico e le tecniche nelle quali ama cimentarsi sono molteplici: pastelli, litografie, carboncini, sanguigne e molto altro ancora. Denoto una ricchezza espressiva nella combinazione vincente che varia dallo stilema dell’astrattismo a quello della figurazione d’immagini proto primitive. Mai dedito alla resa fumettistica, Zavattari artista, ama cimentarsi in composizioni pregne di movimento e d’instabilità; quasi dedite alla frenesia intellettuale.

Non scorgo un concettualismo con fini moralistici - com’è ben descritto nella citazione dello incipit da Johann Wolfgang Göethe - anzi al contrario Zavattari esprime tutti i suoi stati d’animo con impeto, grazie ad un’innata sensibilità e passione per il suo lavoro e per una palese volontà di voler incontrare e congelare le proprie e le altrui percezioni ed esperienze di vita.

I ritmi manifestati nei suoi lavori artistici sono spesso veloci, troppo veloci, da creare quasi uno smarrimento nel fruitore che le osserva (si noti la scelta della rappresentazione degli orologi, simbolo dello scorrere del tempo). Nulla però è dato al caso. Vuole che ognuno possa avere la sua percezione e conseguente interpretazione, senza mai imporre la propria, che spesso giudica talmente personale a tal punto da non poter essere inquadrata in alcuna corrente stilistica.

Jean Cocteau amava ripetere: “L’arte è la scienza resa chiara” ma quest’aforisma è reso vano nelle composizioni di Francesco Zavattari poiché sembrano gridare l’esatto opposto, cioè “nulla è mai chiaro, semmai intimistico e personale”.

Viviamo in un’epoca in cui lo straordinario sviluppo della mobilità di persone e beni, la digitalizzazione dei mezzi di comunicazione e della conoscenza, flussi migratori e processi economici sempre più globali hanno radicalmente trasformato la percezione di territori, limiti e confini. Sulla base dell’instabilità di questi concetti fondamentali per la definizione dell’identità dell’uomo, sembrano aprirsi due strade, non necessariamente contrapposte. Da una parte il rifugio nella sicurezza e nella vicinanza micro - territoriale, regionale, o addirittura familiare, dall’altra, un nuovo concetto di cosmopolitismo nella sua accezione più democratica ed egualitaria (cit. Ulrich Beck). Queste certezze aleatorie sembrano “volteggiare” nei segni grafici estrinsecati nell’arte di Francesco Zavattari.

Reduce da diverse mostre sia sul territorio italiano che presso noti musei madrileni (dove ha esposto alcune immagini campioni dei suoi lavori); approda ora in Galleria Statuto13, a Milano, nel cuore di Brera District, cuore pulsante della contemporaneità e delle novità artistiche in Italia.

“Universo instabile” dunque è un progetto che esprime tutto questo e molto altro ancora, sta a voi giudicarne il senso più profondo vivendolo sulla vostra pelle, osservando le opere presenti in mostra, saggiando metaforicamente quali sensi siano collegabili alle vostre personali realtà o esistenze “instabili”.

“La sorte di ognuno: l’instabilità”
(Philip Roth).

Massimiliano Bisazza