Il museo come percorso verso la consapevolezza


Cláudia Almeida, Museologa (Museu da Quinta de Santiago/Câmara Municipal de Matosinhos) sulla mostra di Francesco Zavattari 'My Art is Female'

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Il 'Quinta de Santiago' è una struttura museologica che appartiene al Comune di Matosinhos. Il museo ha sede in un edificio storico di Tardo Ottocento, costruito come residenza personale di João Santiago de Carvalho, il quale aveva incaricato per la progettazione l'architetto Nicola Bigaglia.

Acquisito dal Comune nel 1968 e in seguito restaurato sotto la supervisione dell'architetto Fernando Távora, l'edificio è stato testimone privilegiato dei profondi cambiamenti urbani e sociali che la città ha conosciuto nell'ultimo secolo, dovuti alla sua posizione strategica: la sponda nord del fiume Leça dove, dalla metà del secolo scorso, è collocato il porto di Leixões.

In quanto museo comunale, l'attenzione è sicuramente incentrata sulle realtà artistiche locali, e avendo sede in una delle parrocchie di Matosinhos, mira a diventare spazio di tutela della memoria storica attraverso l'arte. Opera inoltre come punto di diffusione con lo scopo di proiettare nel futuro solide basi per una società evoluta e colta.

Avere l'opportunità di presentare mostre impegnate nel sociale è sicuramente determinante per questa istitituzione, che intende formare il pubblico e creare massa critica capace di introdurre cambiamenti nella società.

La mostra di Francesco Zavattari, dal titolo 'My Art is Female', ha preso forma attraverso la collaborazione con il progetto 'Art’Themis' promosso dall'Associazione UMAR ed è stata sintesi di un lavoro svolto con studenti e scuole. L'astista ha concepito la fase iniziale dell'esposizione in Italia, sua terra natale, e in seguito ha aggiunto due tele realizzate in loco durante live performance realizzate nelle scuole e spazi pubblici di Braga e Porto.

L'idea della creazione estemporanea, tanto amata da Zavattari, ci porta direttamente a una delle principali caratteristiche della sua arte: la spiccata sensibilità. La passione che infonde nel proprio lavoro, applicata ai campi nei quali opera, arte e design, gli permette di realizzare composizioni molto ricche e complesse, impiegando varie forme di espressione e tecniche. I suoi tratti veloci e apparentemente nervosi ed emozionali ci offrono una costante sensazione di movimento. A questo deve seguire, tuttavia, la nostra volontà di fermarci di fronte ai suoi lavori per assorbirne gli aforismi, i personaggi e gli oggetti dalle ali spiegate.

Con le sue stesse parole, Francesco spiega che, sebbene la sua arte non propenda in particolare verso un impegno politico e sociale, ha accettato con piacere la sfida di intraprendere un intenso viaggio attraverso l'universo femminile, con tutta la complessità che esso rappresenta. Sognando e credendo che la sua arte possa essere veicolo di cambiamento, antidoto contro il Male.

La mostra inizia con il quadro 'As Flores do Bem' (I Fiori del Bene), un lavoro ispirato da una rivolta contro la violenza per le strade di Lisbona, nella quale le manifestanti erano interamente vestite di nero e portavano in mano un garofano rosso. Francesco recupera questo simbolo della Rivoluzione di Aprile portoghese (Rivoluzione dei Garofani, appunto) per conferirgli un nuovo significato: il Bene. Invece di rappresentare le donne dimostranti in nero, sceglie il bianco, associando quindi il concetto di Purezza a quello di Bene.

L'intera mostra è caratterizzata dallo scoprire e affrontare il fatto che ognuno di noi debba guardare in faccia i propri doveri interiori e una necessaria evoluzione. In 'Hidden Bastards', per esempio, Zavattari rappresenta una folla, una moltitudine di volti dagli occhi chiusi. Dove sono questi mostri? Davvero vogliamo vederli? Vogliamo affrontarli e fare la differenza? La composizione caotica e frenetica è il risultato della percezione dell'artista dell'inaccettabile violenza e brutalità che le donne si trovano a subire.

Nel lavoro successivo c'è una provocazione all'osservatore, una sfida. Sui due lati del dipinto, due parole: cosa vedi? 'Rispetto? Violenza?'.

E' inoltre interessante il modo in cui vengono usati i colori nelle sue composizioni. 'Vittima e carnefice' è ad esempio uno dei quadri più intensi della serie in cui l'idea di violenza è sì in modo evidente rappresentata dal caos, ma il riferimento al rosso è più sottile. Forse perché la violenza più estrema è quella che non vediamo...

Le due tele realizzate durante le live performance, la prima dipinta a Braga durante un incontro con gli studenti di una scuola locale e la seconda in Piazza Trindade, uno spazio pubblico di Porto, portano con sé speranza. Queste composizioni, risultato di una condivisione di idee ed emozioni trasmesse in modo spontaneo in loco, rivelano come il lavoro svolto durante I Viaggi di Aprile di Art’themis sia stato cruciale per aprire le menti, rifiutare il pregiudizio che le donne siano inferiori agli uomini e mostrare come i concetti di rispetto e uguaglianza abbiano qui trovato un posto sicuro.

Il seme è stato piantato.

Tradotto da Silvia Cosentino