Joana Cordeiro su Francesco Zavattari



Ad Art’themis abbiamo avuto per la prima volta l'opportunità di lavorare con Francesco Zavattari grazie alla nostra stagista Elisabetta Ascione. L'idea di poter collaborare con un artista conosciuto a livello internazione toglieva il fiato. Aveva accettato di venire in Portogallo e di essere direttamente coinvolto nella prevenzione della violenza, un campo nel quale ogni tipo di aiuto è ben accetto, ma eravamo molto lontani dal comprendere dove questa collaborazione ci avrebbe condotto.

Se la sua iniziale disponibilità è stata generosa – sarebbe venuto in Portogallo e si sarebbe esibito dal vivo a Porto nel segno del tema della donna nell'arte – la sua reazione alla nostra sfida è stata di vero entusiasmo e, senza esitazione, ha subito accettato la nostra proposta – sarebbe venuto e avrebbe realizzato tre dipinti durante tre live performance, una per ogni distretto del nostro progetto. 

E, come se non bastasse, ha suggerito altre tematiche per i dipinti: le donne e il 25 Aprile e la violenza contro le donne, perché si sarebbero ben inseriti nel nostro evento intitolato I primi viaggi di Aprile. Questa volta, invece di rispondere, ha iniziato a chiedere maggiori dettagli. Quindi quello che era programmato come un singolo evento di pittura dal vivo era diventato un trittico e le tre città coinvolte nel progetto avrebbero potuto beneficiare di questa esperienza. Avevamo a disposizione la sua generosità e potevamo contare sulla sua curiosità e motivazione senza fine.

A Braga e Coimbra le live performance erano momenti speciali per gli studenti e per le comunità scolastiche. Erano liberi di partecipare, fare domande, proporre suggestioni: in poche parole, era una gioventù coinvolta e autorizzata a prendere parte a un progetto internazionale, beneficiando del diretto modo di comunicare e della motivazione di Zavattari.

A Coimbra abbiamo vissuto il dipanarsi di temi che collegavano Portogallo e Italia in una rara coincidenza: il 25 Aprile portoghese è divenuta una celebrazione condivisa del Giorno della  Libertà portoghese e della Festa della Liberazione italiana. Adesso gli studenti della Scuola di Arte di Coimbra e noi tutti siamo proprietari di un murales, un vero monumento al dialogo, all'incontro e al senso di appartenenza. L'opera d'arte è simbolo di quel momento e mostra l'importanza della nostra storia, delle nostre storie, e di una consapevolezza di noi stessi in questo mondo globale.

Tutti questi studenti hanno lavorato con l'arte nelle nostre sessioni, in cui hanno sviluppato il proprio senso critico e lavorato sulla disuguaglianza e la violenza. In quel momento, sapevamo di poter contare sull'abilità di Zavattari di unire e comunicare con le persone, specialmente con i giovani. Ancora una volta, è stato in grado di creare un ambiente confortevole e stimolante, irresistibile. Le persone sono venute, hanno visto, hanno partecipato, ma non è stata una sorpresa: ognuno deve prendere parte alle performance, essere coinvolto, fare domande, pensare, parlare, interagire... ed è esattamente in questo modo che avviene un cambiamento sociale.

Il dipinto "Dove sei?" è scaturito da un momento di consapevolezza emerso riflettendo sulla violenza contro le donne. Ma, soprattutto, a cosa possiamo fare contro di essa, quali soluzioni abbiamo, dove pensiamo di essere fallibili... Per sintetizzare, qual è il nostro posto in questa lotta.

Tutti coloro che hanno partecipato alle performance live hanno capito come l'Arte possa davvero portare vita ed essere usata per incarnare ed esprimere sia la complessità sia la semplicità che emergono dal dibattito. Può essere usata per elevare i livelli di percezione e comprensione di questioni fondamentali: i Diritti Umani, i Diritti delle Donne, l'Uguaglianza dei Generi, le basi per la Prevenzione della Violenza. 

Siamo stati fortunati a essere coinvolti in questa straordinaria mostra "My Art is Female", una personale interpretazione di Zavattari dell'Universo Femminile e della sua visione della violenza contro le donne. Nei suoi dipinti c'è una chiamata all'azione, un allarme sull'invisibilità della violenza e dell'indifferenza verso di essa. Ma l'esposizione fa più di questo: invita a concentrarsi sulle soluzioni, ad aprire gli occhi, a prendere coscienza e agire. Ed è esattamente ciò che Zavattari e la sua arte  fanno, compiono un passo avanti e agiscono per cambiare, aspetti che sono troppo spesso sottostimati e invisibili.

Infine, aver donato un'opera d'arte a un'associazione che dà supporto alle vittime della violenza sui generi è certamente un atto che dobbiamo celebrare, ma ciò che maggiormente deve essere riconosciuto del viaggio di questo artista in Portogallo è il suo lavoro con i nostri giovani e con tutti quelli che hanno partecipato alle sue performance e visitato la sua mostra. Tutto questo non ha prezzo.

Essere una persona socialmente e politicamente impegnata significa semplicemente decidere di usare se stessi – il proprio lavoro, la propria motivazione, la propria creatività, le proprie attitudini – per agire nel cambiamento. Francesco Zavattari ha fatto questo, molto più di quanto lui stesso ne abbia avuto coscienza, perché il suo contributo ad  Art’themis e a UM AR crescerà e si moltiplicherà attraverso tutto ciò che è stato toccato e mosso dalle sue performance e dal suo lavoro. E sempre con una mira comune al nostro continuo lavoro: noi siamo qui, cosa può fare ognuno di noi? Quale soluzione possiamo trovare per porre fine alla violenza e fermare l'ineguaglianza?
C'è ancora tanta strada da fare.

Art’themis è un progetto per la Prevenzione della Violenza e la Promozione dell'Uguaglianza dei Generi, sviluppato con giovani che perseguono una crescita di consapevolezza, l'acquisizione di una formazione e di un potere che consenta di agire in un processo globale di cambiamento attraverso l'integrazione, il rispetto dei diritti umani e una cultura della pace.

UMAR, promotrice di questo progetto, è un'associazione Portoghese che da quasi quarant'anni lavora per l'uguaglianza dei generi, l'integrazione sociale, la prevenzione della violenza e anche per il supporto alle vittime. Quest'anno, grazie al sostegno della CIG (Commission for Citizenship and Equality) e al Secretary of State for Parliament and Gender Equality, è stato possibile far partire Art’themis [arte & Giustizia] e continuare con il lavoro pedagogico e di metodologia educativa di UMAR nelle scuole del Nord e del Centro del Portogallo.

Il nostro team è composto da Ana Dias, Margarida Teixeira, Diana Costa e me stessa (Porto), Tatiana Mendes (Braga), Micaela Silva (Coimbra); il nostro supervisore è la Professoressa Maria José Magalhães, Presidente di UMAR e Docente presso la Facoltà di Psicologia ed Educazione dell'Università di Porto (FPCEUP).

Tradotto da Silvia Cosentino